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 Oggetto del messaggio: Crisi greca...
MessaggioInviato: venerdì 30 aprile 2010, 11:29 
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Ultimamente i giornali e le televisioni stanno parlando come non mai della Grecia, e ahimè non per buone notizie, tutt'altro...

E io, da filellenico qual mi considero, devo dire che sto soffrendo molto per la Grecia e per la situazione che sta passando.

Non sono un economista e certamente mi mancano molti elementi per avere una visione completa e approfondita, ma mi sono comunque fatto un'idea.

L'idea è che certamente la Grecia ha seri problemi strutturali, che durano da decenni, e che vanno risolti con molti sacrifici. D'altra parte però, l'impressione è che quello di oggi sia un attacco di carattere puramente speculativo volto ad indebolire l'Euro, e ovviamente questo attacco si è rivolto verso l'economia più debole.

In questa situazione arriva anche quallo che definisco "sciacallaggio" delle agenzie di rating che, declassando a "junk" i titoli di Stato greci, hanno ulteriormente peggiorato la situazione.
Credo che il seguente articolo comparso sul "Corriere" di oggi sia abbastanza condivisibile:

Cita:
LA CRISI DELLA GRECIA
Chi dà i voti (e li sbaglia)

«La grande crisi della finanza globale? Il frutto dell’esplosione di un sistema finanziario- ombra cresciuto come un gigantesco party alcolico senza regole» pieno di ragazzi ubriachi «fatti entrare dalle agenzie di "rating" che all’ingresso distribuivano carte d'identità false». Così Paul McCulley di Pimco, il più grande fondo obbligazionario del mondo, descrive le genesi di una tempesta che, nel 2008, ha portato l’intero sistema creditizio mondiale sull’orlo dell’autodistruzione. I colpevoli sono molti, ma un ruolo particolare l’hanno avuto strane creature private con una funzione pubblica: le agenzie che con i loro voti decretano l’affidabilità di un titolo obbligazionario emesso da una società, ma anche dei titoli del debito pubblico di decine di Stati sovrani. Dovevano essere giudici competenti e imparziali e invece hanno promosso (a raffica) e bocciato (quasi mai) sulla base più della loro convenienza privata che di valutazioni oggettive. Due anni fa, concedendo il massimo dei voti alle obbligazioni-salsiccia di moda a Wall Street, hanno aperto la strada verso il disastro. Oggi, con bocciature intempestive del debito di alcuni Paesi europei, rischiamo di rendere ingestibile una crisi che da Atene si sta già propagando fino alla penisola iberica. Bocciature, peraltro, dettate più da una volontà di autoconservazione e dal timore di essere accusati di inerzia che dal cambiamento di dati che erano e sono sotto i loro occhi.

Un downgrading ha senso se l’agenzia, grazie alla sua professionalità, a una superiore capacità d’analisi, capisce in anticipo che la posizione di un Paese si sta deteriorando. Intervenire quando i numeri sono già noti in tutta la loro gravità e il mercato ha già reagito, chiedendo maggiori interessi sui titoli di Stato emessi da Paesi con conti pubblici in disordine, aumenta solo la confusione e rischia di vanificare i tentativi dei governi di correre ai ripari. Un giudizio competente e indipendente sull’affidabilità degli investimenti sicuramente serve, ma si può continuare a lasciare una funzione pubblica tanto delicata nelle mani di società private che le gestiscono in modo così irresponsabile? Non è certo il caso di nazionalizzare questa funzione, ma non conforta di certo vedere le banche centrali o agenzie federali come la Sec (l’istituto che vigila sulla Borsa Usa)—che sicuramente dispongono di professionalità interne e autorevolezza superiori a quelle delle agenzie di «rating»—affidarsi a loro per i giudizi sulla base dei quali vengono selezionati gli investimenti più rilevanti. Certo, lo fanno in base alle regole che i governi si sono dati e che sono rispecchiate anche dagli accordi di Basilea. Forse è ora di prendere atto che non è più possibile tenere in piedi un sistema di «rating » diffusosi a partire dagli anni 70, limitandosi a piccoli correttivi.

Da anni si discute dei conflitti d’interesse che affliggono Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch, i tre oligopolisti del «rating». All’inizio di questo decennio la legge americana Sarbanes-Oxley ha cercato di regolarli più strettamente dopo lo scandalo Enron i cui titoli venivano ancora giudicati un buon investimento quattro giorni prima della sua bancarotta. Correttivi inutili, vista la facilità con la quale l’aurea «tripla A» è stata concessa ancora nel 2006-2007 a una marea di emissioni di titoli basati su mutui «subprime», ad alto rischio. La Commissione del Congresso Usa che venerdì scorso ha «torchiato» in un’audizione i capi di queste agenzie, accusati di aver anteposto il profitto e il volume del giro d’affari delle loro società al rigore delle analisi, ha accertato che il 93 per cento dei titoli che avevano ricevuto il massimo voto di affidabilità, sono stati declassati a «spazzatura». La gravità della crisi del debito sovrano di un numero crescente di Stati richiede un monitoraggio serio e azioni di stabilizzazione, non l'agitazione di agenzie che sembrano muoversi, ormai, come variabili impazzite.

Massimo Gaggi
30 aprile 2010
© RIPRODUZIONE RISERVATA


http://www.corriere.it/editoriali/10_ap ... aabe.shtml

Voi che idea vi siete fatti della crisi attuale?
Vorrei in particolare l'opinione dei greci, che meglio di tutti conoscono la situazione del loro Paese.

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 Oggetto del messaggio: Re: Crisi greca...
MessaggioInviato: mercoledì 12 maggio 2010, 0:42 
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Vedo che siamo tutti rimasti basiti... :lol:

Interessante anche questa analisi di Sergio Romano che risponde sul "Corriere" ad una lettera di un lettore.

Mi piacerebbe anche in questo caso sapere se i greci in particolare condividono questa (a tratti impietosa) analisi.

Cita:
La lettera del giorno |Martedi' 11 Maggio 2010
I MOLTI MALI DELLA GRECIA FRA CLIENTELE E CORRUZIONE

Sarebbe bello capire che cosa stia realmente accadendo alla Grecia.
Dal linguaggio specialistico non si ricava granché. Sarà semplicismo, ma non può essere trascurato il sospetto per cui l’apertura frettolosa e avventata all’importazione dai mercati orientali abbia contribuito, e non poco, ai disastri economici (soprattutto popolari, quelli della classe meno abbiente) che stiamo vivendo. Insomma un caos che una sua disamina saprà districare.

Dario Lodi, dariolodi@alice.it

Caro Lodi,
La Grecia ha un sistema politico strutturalmente clientelare. Anche l’Italia, naturalmente, soprattutto quando le assunzioni di personale pubblico vengono fatte «a chiamata», può essere definita «clientelare». Ma la Grecia lo è scopertamente, sfacciatamente, istituzionalmente. I partiti collocano i loro clienti nella macchina statale e li trattano come elettori piuttosto che come servitori dello Stato. Per meglio conquistare e conservare i loro voti hanno introdotto norme costituzionali che garantiscono l’impiego a vita e l’inamovibilità. Il comma 4 dell’art 103 della Costituzione ellenica dice: «I pubblici funzionari che occupano posti previsti dalla legge saranno stabilmente impiegati fino a quando questi posti continueranno ad esistere.
A eccezione di quelli che vanno a riposo per limiti d’età o perdono il posto per una sentenza di tribunale, i funzionari pubblici non potranno essere trasferiti senza l’opinione, o ridotti a un grado inferiore o licenziati senza la decisione, di un Consiglio composto per almeno due terzi da funzionari permanenti». In altre parole è una categoria che si autogoverna.
È evidente che il rischio di corruzione in una burocrazia costituita da clienti inamovibili è piuttosto alto.
L’adozione dell’euro, purtroppo, ha avuto l’effetto di peggiorare la situazione. Grazie alla diminuzione dei tassi d’interesse, il Paese si è fortemente indebitato con prestiti che sono serviti, in buona parte, ad aumentare i salari della funzione pubblica (30% in tre anni) e ad alimentare la macchina della burocrazia clientelare.
E quanto più i salari aumentavano tanto più diminuivano la produttività e la competitività del Paese. Per risanare i conti dello Stato occorre diminuire i salari e sfrondare l’albero della burocrazia nazionale.
È quello che il governo di Atene sembra disposto a fare, ma le reazioni popolari di cui siamo stati testimoni negli scorsi giorni dimostrano che non sarà facile.
Aggiungo, caro Lodi, che secondo una tabella della Banca Mondiale pubblicata dal Wall Street Journal del 7 maggio, la Grecia è uno dei Paesi in cui è più difficile iniziare una attività economica. Le tappe dell’operazione— permessi di costruzione, registrazione della proprietà, assunzione di mano d’opera, credito bancario, rapporti con il fisco, licenze d’esportazione — formano un percorso a ostacoli che scoraggia gli investimenti stranieri e provoca la fuga dei capitali nazionali.
A meno che l’imprenditore non accetti di procacciarsi la benevolenza di un funzionario dello Stato. So che alcuni di questi peccati possono essere addebitati anche all’Italia. Ma nella tabella della Banca Mondiale, in cui sono esaminati 183 Paesi, la Grecia è al posto n. 109, mentre l’Italia è 30 posti più in su.


http://www.corriere.it/romano/

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 Oggetto del messaggio: Re: Crisi greca...
MessaggioInviato: giovedì 20 maggio 2010, 20:24 
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Sempre concordavo con Sergio Romano, acuto osservatore politico e dei costumi italiani ed europei.
Da ellenico che sono, mi dispiace ammettere che ha sempre ragione... perfino per l'Ellade.
Qui la corruzione è sistemica, ha origini nel Bisanzio, l'Impero del Sultano, lo Stato neogreco stesso è nato come feudo bavarese, e gestito per 200 anni come casamatta per ottenere prestiti esteri e distribuire favori e denari ai suoi padroni e clienti.
E' una società prepolitica, non ancora consapevole di voler far parte del mondo occidentale, fondato sulla Costituzione, il Patto civile, bensì al favoritismo del vassallo di turno...


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