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 Oggetto del messaggio: Scontri e tensioni in questi giorni in Grecia.
MessaggioInviato: martedì 8 dicembre 2009, 19:37 
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Ad un anno dalla tragica scomparsa del giovane studente greco Alexis Grigoropoulos ucciso da pallottole sparate dalla polizia si riaccendono le mai sopite fiamme della violenza e della tensione alimentate da gruppi di anarchici e dell'estrema sinistra. All'organizzazione ed alla realizzazione degli atti di violenza quest'anno hanno partecipato anche gruppi di persone provenienti da molti paesi europei, tra cui l'Italia. Proprio cinque italiani sono stati fermati dalla polizia greca e rinviati a giudizio per resistenza e oltraggio nei confronti di rappresentanti delle autorita' greche e per aver contribuito a preparare bottiglie esplosive ed incendiarie.
In uno degli scontri, a margine di una civile manifestazione di commemorazione del giovane Alexis, e' stato aggredito e ferito persino il rettore dell'Universita' di Atene.

Atene in questi giorni e' stata blindata da 12.000 agenti in tenuta anti sommossa con cui il governo ha tentato di controllare e gestire la situazione incandescente.

Alexis e' indubbiamente stato vittima di un colpevole quanto isolato atto di arroganza e di bestialita' da parte di agenti della polizia greca. Io penso che lo stato dovrebbe condurre una decisa azione di responsabilita' nei confronti del poliziotto o dei poliziotti che hanno sparato ad Alexis, anziche' tendere a coprire la loro colpa come ha fatto sinora. Lo penso per due motivi, il primo perche' e' giusto ed il secondo per evitare di fare di Alexis un martire oltre che una vittima.

E' vero, la strategia della tensione trovera' sempre martiri ed altri presupposti su cui basare la giustificazione dei suoi scopi. Che gli si renda la vita difficile togliendogli almeno i capri espiatori piu' a buon mercato, come Alexis la cui memoria di giovane studente e amato figlio non puo' e non deve essere inquinata dalla violenza di altri che non lo hanno nemmeno conosciuto.


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 Oggetto del messaggio: Re: Scontri e tensioni in questi giorni in Grecia.
MessaggioInviato: giovedì 18 febbraio 2010, 16:25 
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Sono d'accordo.

Però, come hai giustamente detto, la strategia della tensione anche nel caso venisse fatta giustizia per Alexis troverebbe di certo altri pretesti...

Piuttosto, la situazione di crisi non potrà non esacerbare gli scontri sociali, e questo è proprio l'ultima cosa di cui la Grecia ha bisogno oggi. Servirebbe probabilmente un governo di solidarietà nazionale che possa prendere in modo bi-partisan le misure draconiane necessarie per evitare il peggio.

Spero che il tutto non si riduca ad un aumento delle tasse tout-court, ma porti a vere riforme strutturali. Papandreou è sicuramente una persona di alto spessore, bisogna vedere cosa gli lasceranno fare. Non vorrei essere al suo posto... :(

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Στο περιγιάλι το κρυφό
κι άσπρο σαν περιστέρι
δυψάσαμε το μεσημέρι
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 Oggetto del messaggio: Re: Scontri e tensioni in questi giorni in Grecia.
MessaggioInviato: mercoledì 24 febbraio 2010, 23:24 
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Iscritto il: giovedì 24 marzo 2005, 19:18
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Nemmeno io, caro Giulio74, vorrei essere al posto di Papandreu.

Ed ecco che oggi arriva notizia di uno sciopero generale in Grecia, contro i tagli e l'aumento delle imposte. Risultato, tensione e violenti scontri ad Atene.

Io non so quanto sia possibile definire e realizzare un percorso di recupero e rilancio in grado di cogliere l'approvazione di tutte le classi sociali, politiche, del mondo delle imprese, del commercio, della scuola, etc. E' proprio difficile credo. E non vale solo per Papandreu e la Grecia. E poi bisogna anche fare in fretta, bisogna uscirne nel breve o medio periodo, altrimenti la crisi potrebbe infliggere il colpo di grazia finale prima di mettere in campo qualcosa.

Ed anche questa fretta e' un problema, costringe a ricercare soluzioni tattiche, di contigenza direi. Questa urgenza sembra escludere drammaticamente l'opportunita' di definire strategie di sviluppo economico e sociale di lungo respiro, ovvero le cosiddette riforme strutturali.

Sopraggiunge l'angoscia di trovare soluzioni difensive o reazionarie (nel senso di reagire solo) i cui risultati non creino condizioni peggiori nel futuro a lungo termine.

La parola d'ordine di questi tempi e' quindi "trovare le risorse" (i soldi) per fermare o quantomeno rallentare la crisi, mitigandone gli effetti per quanto possibile.

La ricetta "tattica" in questi casi per reperire le "risorse", cosa vuoi, e' sempre la stessa.
Tagli di spesa ed aumento delle imposte. Certo si possono utilizzare i suoi ingredienti in maniera e dosi differenti. Meglio aumentare le accise sulla benzina e quelle sulle sigarette oppure incrementare le aliquote di prelievo fiscale sugli stipendi ? Oppure un po' di tutte e due le cose ? Meglio tagliare di piu' le spese dell'istruzione pubblica oppure ridurre i posti letto in ospedale ? Meglio affrontare gli studenti in piazza oppure i pensionati, o i docenti delle scuole medie, o gli operai del Pireo che adesso lavorano per imprese cinesi ?

E poi tieni conto che la Grecia e' un paese piccolo con pochi abitanti ed il suo deficit/debito e' grande. Sono 10 milioni piu' o meno i greci in Grecia. Quanti producono reddito tassabile ? 6 volte in meno dell'Italia circa. L'Italia ancora se la cava con qualche aumento delle imposte indirette e un po' di taglietti. Ma siamo tanti noi, nonostante l'evasione e tutti gli sprechi e le altre porcate nostrane. E questo e' un bene quando c'e' da trovare soldi. Hai notato che l'Islanda, 300.000 abitanti, e' stata la prima nazione in Europa a fare bancarotta ? E poi l'Irlanda (saranno 5 milioni gli Irlandesi), quella del boom economico degli anni 90. E poi adesso sta sull'orlo del baratro il Portogallo (sono meno dei greci, mi sa, parecchio di meno). E ancora, addirittura la Spagna se la vede bruttissima (25 milioni ?).

Proprio non saprei, caro Giulio, come fare quel che c'e' da fare, ed in fretta per giunta.
E poi, con quei coscenziosi ragionieri dell'unione europea alle calcagna..., e la banca europea, e la borsa che specula sul tuo paese e i cinesi che vogliono prendersi altri asset.

Mamma mia, deve essere un inferno per Papandreu.

Pero' la Grecia, a mio modo di vedere e di sapere, c'ha una risorsa preziosa.
Si chiama orgoglio nazionale. Una risorsa che qualcuno puo' giudicare ironicamente o malamente. Una risorsa che, in tempi come questi di sacrifici, puo' essere importante.
L'orgoglio nazionale puo' indurre l'unita' e la solidarieta' nazionale in questi "mala tempora currunt". Quella solidarieta' a cui tu accennavi nel tuo post.

L'orgoglio nazionale, lo stesso che all'inizio ti fa protestare con veemenza, come oggi e che, dopo, ti unisce e da' un senso al sacrificio ed alla privazione se questi sono necessari al bene di un popolo, al suo futuro, ai suoi figli.

Non ci metto certo la mano sul fuoco, ma secondo me sara' questo orgoglio dei greci che fara' la differenza. L'ha sempre fatta nella loro storia straordinaria.

Vedremo.

Ciao


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 Oggetto del messaggio: Re: Scontri e tensioni in questi giorni in Grecia.
MessaggioInviato: giovedì 4 marzo 2010, 14:11 
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Iscritto il: giovedì 3 luglio 2008, 10:41
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Località: Molvena (VI)
Intanto la situazione sta evolvendo tra scioperi e proteste...

Ho trovato su un altro sito un articolo che mi pare interessante, mi piacerebbe sapere se anche i greci di questo forum si sentono di condividere questo punto di vista:

Cita:
Da MondoGreco:

Crisi, la sconfitta della politica
di Francesco De Palo
Martedì 02 Febbraio 2010 12:05

“Entro nell’aula scolastica con lo stesso animo dello zolfataro che scende nelle oscure gallerie” scriveva Leonardo Sciascia quarant’anni fa. Chissà quale stato d’animo avrebbe oggi, lo scrittore di Racalmuto,nel vedere e nell’analizzare in che condizioni si trova la patria della filosofia, della medicina, della scienza, oltre che di Omero, di Alessandro Magno, di Leonida e di tanti altri personaggi che hanno fatto la storia.

Adesso che istituzioni e media internazionali hanno acceso un fascio di luce sui conti finanziari della Grecia, sarebbe fin troppo facile pontificare circa soluzioni e medicine per “l’ammalato grave” dell’Unione Europea. Ma sarebbe anche fin troppo facile scrollarsi di dosso precise responsabilità e oggettive mancanze da parte di chi quei conti avrebbe dovuto valutare con attenzione, evitando sprechi colossali e mistificazioni assurde. Reperire le cause del dissesto finanziario ellenico non è ad appannaggio solo di coloro che hanno conseguito un master alla London School of economics. Chi frequenta la Grecia o ne ha una cognizione tangibile anche media, negli anni si sarà senza dubbio accorto di una serie di fattori legati alla quotidianità, ma che l’intera classe politica, o ha colposamente sottaciuto, o ha deliberatamente sottovalutato.

Semplicemente la Grecia per un trentennio ha speso più di quanto ha prodotto. In una serie di ambiti, piccoli e grandi. Si prenda la scuola e l’università, dove il modello attuato oltre ad essere palesemente anacronistico, appare controproducente su due principali fattori: quello della strutturazione dell’offerta formativa e quello del conseguente livello professionale cognitivo. Gli studenti greci, oltre a recarsi a scuola al mattino, osservano la prassi di frequentare anche i doposcuola al pomeriggio. E non sporadicamente, come avviene anche in Italia, per preparare un esame di stato o un concorso. Ma abitualmente, con un aggravio di costi per le famiglie e anche per lo Stato, che comunque paga gli insegnanti di giorno, ma che poi alla fine non si sa per quale motivo, non offrono sufficiente preparazione tecnica agli studenti. Altrimenti non si spiegherebbe l’uso sistematico del doposcuola. Inoltre non esiste un criterio basato sul reddito familiare in virtù del quale ottenere libri di testo gratis: li hanno tutti, ricchi e poveri. A questo quadro sconsolante si aggiunge la logica perversa delle panellinie, gli esami di accesso alle Università. Chi non le supera è costretto a studiare all’estero, con altri fiumi di euro che fuoriescono dal sistema finanziario nazionale e con la famiglie che si indebitano. Niente di più deleterio. Nessuno ha proposto e realizzato in concreto, nell’ultimo decennio, la costruzione di nuove università, che consentano a tutti gli studenti greci di frequentarle in patria, oltre che rappresentare un’occasione di sviluppo occupazionale per le singole regioni. Poi ovviamente per chi lo desidera, nulla impedirebbe di accedere ad un master all’estero. Ma oggi tale opzione è consuetudine.

Altro dato sui cui riflettere: il rapporto tra lo Stato centrale e le singole amministrazioni locali. Si pensi ad esempio alla proliferazione di Comuni invisibili, anche al di sotto dei cinquecento abitanti, tutti dotati di sindaco, consiglieri comunali, in nome di un’autonomia senza perché e con costi aggiuntivi non indifferenti. In base a quale ragionamento politico-amministrativo si è proceduto a tale frammentazione delle singole istituzioni, senza invece operare una più saggia e funzionale razionalizzazione? Ancora, chi ha vigilato sui lavori effettuati in occasione delle Olimpiadi del 2004? La domanda, niente affatto retorica, è utile per capire chi e perché ha progettato impianti che oggi al 70% sono inutilizzati, con un aggravio di spese esorbitanti. E con ricadute in termini di tasse che i greci continueranno a pagare per quelle opere di cui oggi nessuno sente più parlare. Lavori pubblici e non solo: come non aprire una riflessione seria e ponderata sulla corruzione (che ha livelli da terzo mondo) e sul tema dell’inquinamento e delle energie sostenibili? In Grecia non si è incentivato l’utilizzo dei motori diesel, il cui carburante costa meno e produce anche meno tossine per l’ambiente. Alcuni centri cittadini, come Atene o Salonicco, sono addirittura interdetti alle auto a gasolio. Invece la maggior parte delle famiglie acquista auto anche di grossa cilindrata a benzina, quasi si muovessero per le Free Way americane. Lì dove le grandi marche storiche statunitensi stanno riconvertendo l’offerta con modelli economici e più piccoli, in partnership con la Fiat. Per non parlare delle alimentazioni a metano, che sarebbero un vero toccasana, anche per quegli agricoltori o per chi vive in montagna, costretti ad acquistare un agrotikò, dotato di quattro ruote motrici per via del fango e della neve. Che ad oggi si trova a fronteggiare costi elevatissimi per la manutenzione. E che spesso decide di non produrre più, chiudendo bottega.

Incongruenze, dilapidazioni di patrimoni, errori reiterati: il concetto di spreco è andato di moda per molti anni nell’Ellade. E su ampi versanti, dai rapporti con le gerarchie ecclesiastiche sui cui poca chiarezza anche finanziaria c’è stata, ai prodotti commerciali; senza contare le materie prime come l’acqua o il sole, o passando, con le dovute proporzioni, per la quantità di cibo finito al macero, sia da parte delle famiglie che da parte dei ristoranti e delle taverne. Sono alcuni esempi, riguardanti in primis lo Stato ma anche le piccole abitudini della società, che offrono un quadro di insieme della situazione. E che non potevano portare ad altro se non all’impoverimento del Paese. In tutti i sensi. Ma realmente qualcuno, tra politici, economisti o semplici cittadini, riteneva in cuor suo che uno Stato dove si pagavano pochissime tasse e dove non vi era un solo investimento per le future generazioni, avesse avuto qualche chanche di passare indenne lo tsunami finanziario del 2009?

Semplicemente in Grecia chi aveva il dovere, come un buon pater familias, di gestire la cosa pubblica e, perché no, indirizzare le abitudini dei privati, non solo non lo ha fatto, ma è diventato esso stesso parte di quel sistema verticale proiettato sull’oggi, come il detto “den pirasi” ci ricorda. Senza il benchè minimo sentore di cosa il domani potesse riservare. Sarebbe auspicabile, ma è evidente che apparirebbe come una mossa retorica e per certi versi utopistica, che la classe dirigente fosse azzerata in massa. Ma forse, anche dalle loro parti, qualcuno si starà accorgendo che è finito il tempo delle promesse e delle stagioni estive, tutte di caldo e di sole. E’arrivato purtroppo l’inverno sulla nostra madre Grecia, e sarà il caso di munirsi degli attrezzi idonei per spalare le centinaia di tonnellate di detriti che, ad oggi, affogano inesorabilmente il Paese.


http://www.mondogreco.net/index.php?opt ... &Itemid=58

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