Κάπαρη, cappero, prelibatezza Mediterranea, quasi medicina!

Κάπαρη, cappero, prelibatezza Mediterranea, quasi medicina!

“Dopo questi avvenimenti riposavo sotto un albero, quando una voce proveniente dalle piante del cappero mi disse: Esdra, Esdra! Io risposi: Eccomi, Signore! Mi alzai in piedi. Essa continuò: Con una rivelazione mi sono annunciato nel roveto a Moshe, quando il mio popolo soffriva la schiavitù in Egitto. Poi lo condussi sul Sinai e lo tenni con me per quaranta giorni per rivelargli molte meraviglie, i segreti dell’origine e la fine dei tempi…” (IV libro di Esdra.)

L’origine sembra essere proprio mediterranea, più precisamente fra le terre del medio oriente e il nord Africa. Ma è oggi uno dei simboli più riconoscibili anche dei paesi dell’Europa mediterranea, Sicilia e Grecia in particolare. A Pantelleria ne hanno fatto un simbolo e il prodotto più tipico.

Il cappero è una pianta dal fascino ribelle: sceglie lei dove nascere e svilupparsi. Anche laddove nessun’altra pianta riesce. Sulle rocce, sui muri delle case, nei terreni più aridi. È una delle poche piante che prospera tra il deserto della Giudea e il Mar Morto, il punto più basso della Terra, perché prospera in terreni poveri e condizioni aride. Le sue lunghe radici possono penetrare le rocce, il che gli consente di crescere anche in siti difficili, persino al Muro Occidentale di Gerusalemme. Viene citato già nell’Epic of Gilgamesh, poema epico scritto in Mesopotamia più di 4000 anni fa.

Ricordo quando arrivava la stagione giusta, tarda primavera, le lunghe passeggiate in campagna per la raccolta dei boccioli, sperando che non fossero già passati altri prima di noi a beneficiare dell’offerta.

E ricordo il buon sapore del cappero fresco e bollito, dopo qualche giorno di ammollo per togliere l’amarognolo tipico del bocciolo fresco, e condito a crudo, da mangiare come contorno, in insalata, o come condimento del pane caldo appena sfornato. Secondo me rimane il miglior modo di consumarli. Sfidavamo le spine a mani nude pur di provare quel piacere. Una pianta dalla forza straordinaria che si traduce in una forza nutrizionale che non è sfuggita alle solite industrie farmaceutiche, per sfruttarne i principi curativi.

Ma è innanzitutto un alimento, una fonte di nutrimento. Nutrire: Fornire a un organismo vivente (uomo, animale, pianta) gli alimenti e in genere le sostanze necessarie per consentirgli la vita, cioè la crescita, lo sviluppo e le funzioni e attività sue proprie (dizionario Treccani). Quella forza di affrontare situazioni tanto ostili è sinonimo di presenza di tante sostanze capaci di affrontare le avversità. E sono quelle sostanze che, trasferite all’organismo umano, conferiscono simile forza. Ne bastano pochi. Anche perché il loro sapore è così deciso che già in piccole dosi sanno far notare la propria presenza.

Opzione eccellente per le persone che cercano di ridurre le calorie ma che amano comunque piatti gustosi. Ricche di vitamina K, vitamine del gruppo B, di rame, Magnesio, ferro, ma soprattutto di quelle sostanze come Quercetina, Rutina, che troviamo spesso in quelle combinazioni farmaceutiche che vi promettono salute e ringiovanimento. Piccolo ed importante simbolo dell’identità culinaria mediterranea lo troviamo spesso come ingrediente dei piatti più tipici in Sicilia, Grecia, Cipro (secondo alcune fonti proprio da questa isola prende il nome), come la caponata di melanzane Siciliana, o la kaparosalata sifnou Greca.

In molti paesi è tradizione mangiare anche i frutti, detti Cucunci, da soli o insieme al cappero. Prelibatezze della gastronomia popolare che hanno conquistato anche gli chef più raffinati. Ma, come accennato, hanno conquistato anche la scienza più moderna. Che, anche in questo caso, tende a confermare saperi antichissimi. Perché da sempre hanno avuto una attenzione da parte dei medici antichi. Dioscoride e Galeno attribuivano alla radice proprietà medicinali, ritenendola diuretica, tonica, astringente e antispasmodica, e perciò la consigliavano contro le malattie del fegato e della milza, nell’isterismo, negli stati depressivi e in alcune paralisi. E, cosa di un certo fascino, questa pianta, sin dall’antichità, quando si pensava avesse, tra le altre, proprietà afrodisiache. Infine, particolare non trascurabile, è una pianta bellissima. Uno dei fiori più belli della natura e una delle più belle decorazioni dei paesaggi e delle abitazioni più tipiche dei paesi mediterranei.

 

Dott. Paolo Scicolone

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