Da Selinunta dell’Arcadia a Selinunte della Sicilia

Da Selinunta dell’Arcadia a Selinunte della Sicilia

La terra era fertile, la posizione strategica, la collina sul mare, due fiumi, campi sterminati e soprattutto l’aroma fresco del prezzemolo, l’apium graveolens, di cui vi era notevole abbondanza: dopo oltre venti giorni di cammino il drappello guidato dall’ecista Pammilo si riunì in assemblea e decise: quello doveva essere il luogo dove sarebbe sorta la loro nuova città.

Erano coloni provenienti da Megara Iblea vicino Catania, altra colonia greca fondata dai megaresi di Nisea, madrepatria Grecia. Nel 651 a.C. per molte settimane almeno duecento megaresi si erano mossi alla ricerca di terre e spazi nuovi. A Megara Iblea migliaia di nuovi arrivi da Sicione, il porto vicino a Corinto, molte centinaia di profughi Arcadi sbarcavano assoldati dai Megaresi, per formare la popolazione della nuova subcolonia. Si tratta di gente di montagna, di Selinunte, sul Monte Parnon, costretti dagli Spartani di lasciare il valico di controllo tra Sparta e mare Egeo. Gli spartani hanno cacciato via gli Arcadi, occupando la pianura dell’antica Prasiès, attraversato dalla fiumara Selinus, usandolo come proprio avamposto sul mare con il nome Achilion.
Oggi la città si chiama Leonidion, in onore del Re di Sparta, Leonida.

Ricostruzione dell’Acropoli di Selinunte

Nella trasmissione Sapiens – Un solo pianeta condotta da Mario Tozzi si indaga sul campo la storia di #Selinunte, oggi il più grande parco archeologico del Mediterraneo e l’area di scavo più vasta d’Europa, esempio perfetto di quel viaggio dall’ascesa al collasso che ha riguardato tutte le colonie della Magna Grecia e della Sicilia. L’intera puntata è disponibile gratuitamente su RaiPlay
I profughi assoldati erano guidati da Pammilo, giovane esploratore avventuriero, principe di Megara greca di Attica, vicina ad Atene, ben predisposto nei rapporti con le popolazioni indigene. Piacque subito quella collina che dominava il mare africano dal clima mite e ospitale, piacque l’entroterra così fertile perché ricco di acque, corrispondeva esattamente alla descrizione ricevuta dalla Pizia, all’Oracolo di Delfi, che l’ha indirizzato così tanto ad ovest, in terra siciliana. L’assemblea all’unanimità decise che su quella collina sarebbe sorta una nuova colonia e sul nome non vi furono dubbi: Selinunte, data la presenza dell’apio selvatico che in greco è appunto il selinus. Stessa base alimentare della madre terra di Arcadia. Nelle vicinanze le grotte, Gaggera, gas-antera, budello di terra, luogo mistico per le cerimonie catactonie.
Così nacque la decisione di creare quella città che sarebbe divenuto l’avamposto della grecità nell’occidente siciliana, allora dominata dai cartaginesi che a Mozia avevano un loro forte e progredito Emporio.
Cominciarono da allora i massicci lavori di costruzione che portarono Selinunte a diventare una delle più floride colonie della Magna Grecia, capace di coniare moneta propria, brulicante di artigiani e artisti, ricca e prospera fino all’esplosione demografica del VI secolo quando la città divenne per quei tempi una vera e propria metropoli.
Purtroppo non furono mai idilliaci i rapporti con la vicina Segesta abitata da un popolo autoctono di incerta origine, gli Elimi. L’ostilità tra i due popoli sfociò addirittura in una serie di leggi tra le quali quella del divieto assoluto di matrimonio tra selinuntini e segestani. Ma questa ostilità fu anche la rovina di Selinunte perché dopo una serie di vicissitudini e di conflitti, i segestani chiesero aiuto ai Cartaginesi che ne vollero il pretesto per attaccare Selinunte e distruggere quella che avevano sempre considerato un ostacolo al loro predominio sul territorio.
Così nel 409 a.C. un esercito di migliaia di uomini provenienti dal mare attaccò Selinunte e dopo nove giorni di duri assalti la conquistò distruggendola totalmente, uccidendo gli uomini e facendo schiave donne e bambini. Fu risparmiato il solo Pammilo (assieme ai suoi familiari) proprio perché era stato da sempre l’unico a sostenere la linea della resa e non la difesa ad oltranza voluta dall’assemblea.
Troppo tardi arrivarono gli aiuti da Siracusa, Gela e Agrigento che avevano risposto alle richieste di aiuto dei selinuntini. E così una delle più splendide colonie greche della Sicilia, la più occidentale e tra le più grandi e potenti del passato, fu distrutta dopo appena 250 anni di vita e costretta a diventare niente più che un piccolo emporio cartaginese. Restano le testimonianze viventi di quella maestosità e della potenza di quella colonia: l’Acropoli e il tempio della Malophoros ad ovest, i ciclopici templi della collina orientale, ma poi anche le numerose necropoli e i reperti archeologici di grande valore storico e artistico sparsi nei vari musei del mondo.
Selinunte è oggi considerata il più grande ed interessante parco archeologico d’Europa, quasi un mega museo a cielo aperto visitabile ogni giorno dell’anno perché da questa estate c’è anche la grande opportunità di scoprirla partendo da Triscina e invertendo il consueto percorso proposto ai visitatori con ingresso da Selinunte. Vi assicuro che il viaggio da Triscina ha un fascino tutto nuovo e particolare.
Mi emoziona sempre rivedere le vestigia antiche, monumenti alla memoria dei nostri antenati, pionieri sfidanti alla ricerca della felicità.
Sono stato varie volte a Mègara, Mègara Iblea, Selinus di Arcadia e Selinunte Siciliana, non solo per accompagnare gruppi di amanti della storia e anche studiosi, ma anche per ritrovare le congiunzioni storiche tra i documenti scritti che ci fanno conoscere Lamis, primo ecista e Pammilo archighetis di Selinunte. Ho trovato tra i primi allora durante gli scavi e letto tra i primi la tomba con la stele scolpita: di ΑΡΧΙΔΑΜΟΣ ΕΜΙ ΤΩ ΑΡΚΑΔΙΩΝΙ  = sono (la tomba di) Archidamo (capopopolo) degli Arcadi, datata intorno al 600 a.C. trovata a Selinunte nel 1996 ed esposta oggi al Museo Nazionale di Palermo. facebook.com/groups/lega.italoellenica/posts/10166977217310624/
In base alla stele funebre e molti altri elementi di toponomastica di Selinunte, ipotizzo da allora il trasferimento forzato della popolazione montana dell’Arcadia, allora chiamata Selinus, circa 5.000 abitanti Arcadii, per mano dei Dorici, Spartani. Questa popolazione è scapata nel 629 a.C. a Sicione, porto ricco nelle vicinanze di Corinto, e sono stati assoldati da Pammilo archighetis, per colonizzare nel 628 a.C. la nuova Selinunte in Sicilia, con marcata etnia di Arcadi nella composizione.
(Ho molti elementi in larga parte inediti, per non regalare ai falchi delle pubblicazioni scientifiche, furti di proprietà intellettuale.)
Nei miei piani per il futuro, se sarò capace a dare consistenza alle aspirazioni, è l’intensificazione delle operazioni culturali ItaloElleniche, la complementarietà delle reti cittadine operanti nel Mediterraneo per promuovere la conoscenza e la civiltà comune, radice di quella moderna Europea e occidentale.
Nella toponomastica di Selinunte antica si leggono gli stessi identici toponimi degli Arcadi dorici, Malophoros è la Dea Demetra in lutto per la figlia Persefone ninfa di Ade, Gaggera è il greco dorico γας αντέρα = terra budello, grotta per le celebrazioni ctonie in onore della Madre Gea.
Il mio racconto, sintetico e romanzato, non ha pretese scientifiche. Vuole solo essere un atto d’amore verso i miei antenati dell’Arcadia, profughi spinti dagli Spartani ad emigrare verso Sicione, nei pressi di Corinto, e proseguire Pammilo, l’ecista di Megara verso Megara Iblea e poi verso la nuova città, ultimo avamposto ad ovest della Trinacria, rinominata appunto come quella arcadica di provenienza: Σελινούς, Selinùs = Selunintos in genitivo, Selinunte in popolare. Sono le nostre terre e rotte di mare e di contatto tra popoli dove centinaia, migliaia di anni fa hanno percorso i nostri antenati e fatto nascere grandi civiltà, le città magnogreche, hanno formato la famosa civiltà siculo-greca, patrimonio dell’Umanità, che partecipò attivamente alla storia della Magna Grecia avendo un ruolo da protagonista.

Evangelos Alexandris Andruzzos– Fact Checker
Formatore, sociologo, giornalista, editore.
Consulente organizzazione e comunicazione.
Coordinatore di progettazione europea internazionale.

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