Mediterraneo di Salvatores, uno spaccato ItaloEllenico di grande valore!

Mediterraneo di Salvatores, uno spaccato ItaloEllenico di grande valore!

Mediterraneo è un film del 1991 diretto da Gabriele Salvatores, girato all’isola di Symi nel Dodecanneso, fingendo di stare a Castelloriso (Castello Rosso dei cavalieri di Malta) interpretato da Diego Abatantuono, Claudio Bigagli, Claudio Bisio e Giuseppe Cederna ed ispirato e liberamente tratto dal romanzo Sagapò di Renzo Biasion. La pellicola è stata premiata agli Oscar 1992 come miglior film straniero, consolidando la notorietà internazionale di Salvatores; fa parte della cosiddetta “tetralogia della fuga” composta, oltre che da Mediterraneo, da Marrakech Express del 1989, da Turnee del 1990 e da Puerto Escondido del 1992; si tratta di tre film diretti da Salvatores e dedicati alle tematiche della disillusione e della fuga verso una nuova forma di interiorità, di individualità e di impegno  non condizionato da fattori ideologici, da miti collettivi e da figure guida carismatiche ma corruttibili.
Il film si apre con la citazione di una frase di Henri Laborit («In tempi come questi la fuga è l’unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare») e si chiude con una didascalia significativa ed emblematica: «Dedicato a tutti quelli che stanno scappando».
𝐅𝐚𝐫𝐢𝐧𝐚 – Signor tenente, cosa c’è scritto là?
𝐓𝐞𝐧𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐌𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐢 – Η Ελλάς είναι ο τάφος… La Grecia è la tomba… των Ιταλών…
𝐋𝐨𝐫𝐮𝐬𝐬𝐨 – Scusi, ton italon cosa vuol dire?
𝐓𝐞𝐧𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐌𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐢 – Ragazzi, allora, ora tutti uniti avanziamo piano piano verso il paese. Occhi aperti, mi raccomando! Strazza chiude la fila, Colasanti nel mezzo perché non voglio che succeda qualcosa alla radio, appena arrivati sopra troviamo un posto per fare la base; tutto chiaro?
𝐋𝐨𝐫𝐮𝐬𝐬𝐨 – Sì, tutto chiaro, ma ton italon cosa vuol dire?
𝐓𝐞𝐧𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐌𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐢 – Degli italiani.

Trama: Nella primavera 1941, durante la seconda guerra mondiale, otto militari italiani ricevono l’ordine di riprendere e presidiare l’isola greca di Syrna, Symi sul mare Egeo, appartenente all’Italia dal 1920 e recentemente abbandonata dai tedeschi. Vi sbarcano cautamente da una piccola nave da guerra, senza trovare resistenza: l’isola appare deserta. Gli otto componenti il presidio sono un campionario pittoresco di sprovveduti. Il tenente Montini che li comanda è un trasognato cultore di poesia e pittura, perduto nel ricordo di Omero; il suo attendente, Farina, un timido tutto “signorsì'”; il mulattiere Strazzabosco, unicamente concentrato sulla sua mula spelacchiata e azzoppata; il marconista Colasanti, un inetto: i fratelli Libero e Felice Munaron, due nostaligici della montagna natia, da cui si trovano lontani per la prima volta; Noventa, un impaurito, sempre in cerca di un’occasione di fuga: il sergente Lo Russo ha velleità militaresche, punteggiate da divertenti smargiassate.
Nell’isola deserta non accade nulla per vari giorni, e gli otto finiscono col sentirsi ignorati e inutili. Quando poi la nave viene affondata da ignoti sabotatori e la radio messa fuori uso dall’incuria di Colasanti, il loro isolamento è totale. Ma ecco affacciarsi da un imprevedibile nascondiglio qualcuno e poi altri dei rari abitanti, che poi simpatizzano con gli occupanti. Così il tenente Montini trova modo di sbizzarrirsi, dedicandosi a un estroso “restauro” della chiesetta dell’isola; i due fratelli montanari si invaghiscono di una pastorella e l’intero presidio trova a turno qualche fuggevole passatempo con Vassilissa, la prostituta del luogo, in precedenza a servizio dei tedeschi. In seguito vengono pure derubati delle poche armi, e finiscono naturalizzati isolani. Finchè un aereo da ricognizione in avaria atterra a Syrna e il pilota informa il “presidio” che la guerra è finita. Ripartito, segnala a un comando il gruppo degli sperduti, che vengono rimpatriati, ad eccezione di Farina, che sceglie di restare nell’isola e sposa Vassilissa, l’unica donna della sua vita. Trascorsi molti anni Montini torna nell’isola; vi ritrova Farina, oramai vedovo, in compagnia di Lo Russo che, deluso delle vicende italiane, si è ritirato a Symi.
Mediterraneo è un film capolavoro che segna una intera generazione, ovvero un’opera che identifica, esprime e incarna la riflessione storica di una determinata epoca, il passaggio del guado dalle ideologie nella società commerciale. La generazione alla quale il regista appartiene e alla quale si rivolge romanticamente è quella che agli inizi degli anni novanta si ritrova orfana di un impegno politico «in bilico tra una utopia che sfuma e un realismo che incombe». Unisce il sentimento ItaloEllenico, da sempre fraterno, che non è stato scalfito neanche dalla cieca violenza nazifascista e non vuole sacrificarsi nel ritmo di vita alienante di una società fluida al servizio del dio denaro.
Evangelos Alexandris Andruzzos – Fact Checker
👉 www.grecia.it 👈 FILO ITALOELLENICO
Formatore, sociologo, giornalista, editore.
Consulente organizzazione e comunicazione.
Coordinatore di progettazione europea internazionale.

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