La Venere di Milo: Un capolavoro iconico della cultura greca

La Venere di Milo: Un capolavoro iconico della cultura greca

La Venere di Milo, esposta al Museo del Louvre di Parigi, è una scultura marmorea raffigurante la dea Afrodite, dea dell’amore e della bellezza nella mitologia greca. La statua, risalente al II secolo a.C., rappresenta un ideale di bellezza femminile classica: corpo sinuoso e proporzionato, volto armonioso e un’espressione serena e distaccata.

La Venere di Milo è un’opera d’arte di inestimabile valore che rappresenta non solo la bellezza fisica, ma anche la cultura, la storia e i valori dell’antica Grecia. La sua presenza al Museo del Louvre la rende un’ambasciatrice d’eccezione della civiltà ellenica nel mondo.

di Elena Cannata

Simbolo della cultura greca: La Venere di Milo è considerata un capolavoro assoluto dell’arte greca antica e un simbolo universale di bellezza e perfezione. La sua fama deriva da diversi fattori:

  • Raffigurazione di una divinità importante: Afrodite era una delle dee più venerate nel mondo greco, e la sua rappresentazione in questa scultura è particolarmente iconica.
  • Perfezione estetica: La statua incarna l’ideale di bellezza classica, con proporzioni armoniose, linee fluide e un’eleganza senza tempo.
  • Mistero e fascino: La provenienza esatta della scultura e la sua storia sono avvolte nel mistero, alimentando il suo fascino e la sua aura di leggenda.

Oltre ad essere un simbolo di bellezza, la Venere di Milo offre spunti di riflessione su diversi aspetti della cultura greca:

  • Religione: La statua ci permette di conoscere meglio la mitologia greca e il culto di Afrodite.
  • Società: La rappresentazione del corpo femminile fornisce informazioni sugli ideali di bellezza e di ruolo della donna nell’antica Grecia.
  • Arte: La scultura è un esempio magistrale della maestria artistica greca, con la sua attenzione al dettaglio, la perfezione tecnica e l’armonia delle forme.

Bellézza s. f. [der. di bello]. – 1. L’essere bello, qualità di ciò che è bello o che tale appare ai sensi e allo spirito: la b. è una specie di armonia visibile che penetra soavemente nei cuori umani (Foscolo). In partic.: a. Di persona: b. fisica; la b. del volto, delle membra, delle forme; per i Greci Venere rappresentava l’ideale della b. femminile, Apollo della b. maschile; (da Vocabolario Treccani)

Oggi voglio parlarvi proprio di bellezza, anzi dell’ideale classici della bellezza femminile e della perfezione: la statua della Venere di Milo. Tutto ebbe inizio l’8 aprile 1820, quando Yorgos Kentrotas, un contadino di Milos, nell’arcipelago delle Cicladi, mentre scavava nel terreno , in cerca di pietre per rinforzare la recinzione del suo podere, colpì con la pala qualcosa di duro. Subito si accorse di aver ritrovato qualcosa di molto duverso da una semplice pietra, così, scavando frenéticamente, tirò fuori dal terreno un busto femminile, di marmo pario, a cui non diede particolare importanza.

Il destino volle che nell’isola fosse presente anche l’ufficiale francese Olivier Voutier, che allora aveva 25 anni, appassionato di arte e archeologia, che era approdato sull’isola con la nave Chevrette. In quegli anni gli scavi archeologici nelle isole egee stavano dando grandi risultati e gli ufficiali francesi, ispirati dal neoclassicismo diffusosi nel ‘700 grazie all’intellettuale tedesco Winckelmann, tendenza culturale che ribadì come il concetto di “buon gusto” avesse avuto origine in Grecia con l’arte classica, erano molto interessati alle ricerche. Quando arrivò a Milo, Voutier cominciò a fare degli scavi di sua iniziativa con l’aiuto di due marinai, iniziando dalla zona dell’antico teatro greco, dove trovò anche alcuni reperti interessanti. Poi cambió zona e incontrò casualmente il contadino che aveva appena ritrovato il busto di una statua in marmo raffigurante una donna non vestita, in buono stato ma senza entrambi gli arti superiori. Voutier si interessò subito alla scoperta e gli diede qualche moneta per scavare lì vicino. Insieme trovarono le gambe velate, la parte mancante più grande della statua, un pezzo di busto che le permetteva di stare dritta, una mano con una mela, un braccio messo malissimo e due busti marmorei di origine anche oggi non conosciuta. La statua fu a quel punto ricostruita e Voutier ebbe modo di vederla bene.

La scoperta della statua entusiasmó anche l’ammiraglio Jules Dumont d’Urville che voleva acquistarla. Ma il capitano della Chevrette, si oppose a quella compravendita perchè riteneva troppo fragile l’opera e difgicile da trasportare Il contadino pensò di venderla a un monaco ortodosso che intendeva offrirla a un funzionario ottomano del sultanato di Costantinopoli. Qui le teorie di dividono: c’è chi afferma che con l’aiuto di Jules Dumont d’Urville e del Marchese di Rivière, l’ambasciatore francese, riuscirono a concludere l’acquisto con gli ottomani e a portare in dono la Venere re Luigi XVIII. C’è però chi invece conferma di avere le prove che sia stata rubata.

Il sindaco di Milos, Gerasimos Damoulakis disse: “In quel tempo eravamo in guerra, sotto il dominio turco, la statua è stata presa da un ufficiale francese e caricata su una nave da guerra”. La verità su questa vicenda resta uno dei tanti misteri sulle opere greche che si trovano nel celeberrimo museo francese . Nel 1821 dopo essere stata sommariamente restaurata la Venere di Milo fu donata al re Luigi XVIII ed esposta al museo del Louvre, dove si trova ancora oggi. La questione della presenza della Venere di Milo al Museo del Louvre è ancora un caso aperto, infatti sull’isola greca reclamano la Venere. La Venere di Milo è uno dei più alti esempi di arte greca, ma, ancora oggi non esistono certezze sul suo autore.

 

 

Sembra sia stata scolpita dallo scultore Alessandro di Antiochia anche se in passato alcuni la attribuirono erroneamente a Prassitele. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la Venere di Milo infatti, non è un’opera risalente al periodo classico, ma a quello ellenistico: la statua è databile attorno al 130 a.C., raggiunge un’altezza di circa due metri ed è realizzata in marmo pario.

La dea si erge col busto nudo fino all’addome e le gambe velate da un fitto panneggio. Il corpo ha una lieve tensione che richiama un tipico chiasmo di derivazione policletea. Non è chiaro quale sia l’episodio legato rappresentato nell’opera, legato al mito della dea, ma dai reperti sul luogo del ritrovamento della statua si pensa che possa essere il momento in cui Paride le dona la mela d’oro.

Celebrata dai critici e dagli estimatori di arte, la Venere di Milo viene molti considerata una delle rappresentazioni della bellezza femminile più degne di nota; l’unico che si è distinto fu Pierre-Auguste Renoir che la defininì “un gran gendarme”.

 

 

 

 

 

 

Elena Cannata

Educatore professionale, dottoressa in Scienze Politiche 

Notizie mie e dal web Foto Wikipedia

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