Matala (greco moderno Mátala) sta sulla costa sud di Creta, nella regione dell'Heraklion, circa 75 km a sud-ovest del capoluogo. Il villaggio — un centinaio di abitanti permanenti, qualche migliaio in alta stagione — si distende su una baia di sabbia chiusa tra due promontori rocciosi di tufo. Sulla parete nord, scavate nella roccia tenera fin dal Neolitico e ampliate in epoca romana, si aprono le famose grotte di Matala: cavità funerarie e abitazioni temporanee, riutilizzate dai pescatori per millenni e diventate, tra la fine degli anni Sessanta e il 1979, residenza di una comunità hippie internazionale che diede al villaggio fama mondiale. Joni Mitchell ci passò alcune settimane all'inizio del 1970 e ne portò via due canzoni — "Carey" e "California", sull'album Blue del 1971. È questo doppio strato — archeologia profonda e mito controculturale — a rendere Matala una tappa diversa da qualunque altra spiaggia di Creta.
Il mito: dove Zeus sbarcò con Europa

Prima ancora delle grotte, Matala ha un mito. Secondo la tradizione greca fu proprio su questa spiaggia che Zeus, trasformato in toro bianco, approdò portando Europa, la principessa fenicia rapita sull'altra sponda del Mediterraneo. Dopo lo sbarco — racconta il mito — il dio si mutò in aquila e trasportò Europa verso l'interno, fino a Gortina, dove dalla loro unione nacque Minosse, il leggendario re di Cnosso. Non è un dettaglio decorativo: lega Matala alla geografia mitica dell'intera Messarà e spiega perché questo tratto di costa, oggi così quieto, fosse considerato dagli antichi un punto di passaggio sacro tra mare e terra.
Le grotte: storia archeologica
Le grotte sono ricavate nella parete del promontorio nord, una falesia di tufo alta diverse decine di metri sopra il mare. Le cavità più antiche risalgono al Neolitico (tracce di strumenti primitivi e ceramica le datano a diversi millenni fa), mentre molte furono ampliate e regolarizzate in epoca romana (I-IV sec. d.C.), quando vennero usate come crypte sepolcrali oltre che come riparo. Si contano alcune decine di cavità contigue su più livelli; una porta ancora il nome di Brutospeliana perché la leggenda la vuole frequentata dal generale romano Bruto.
In età minoica Matala era il porto di Festo; più tardi, dal 220 a.C. occupata dai Gortini, divenne il porto di Gortina, la grande città dell'entroterra. Le grotte, dunque, non furono mai un insediamento isolato ma il fronte-mare di un sistema ben più vasto. Sul significato originario gli archeologi discutono ancora: la tesi delle sole tombe è oggi ridimensionata in favore di un uso misto — abitazione, deposito, sepoltura — sovrapposto nei secoli.
L'area è zona archeologica protetta. La visita è a pagamento (pochi euro), aperta nelle ore diurne; un percorso e una passerella consentono di salire alla fascia superiore delle cavità, mentre quelle inferiori si osservano bene anche dal mare. La sera e la notte le grotte sono interdette: una regola che dura dalla fine dell'epoca hippie, quando vennero sgomberate e chiuse al pernottamento.
Gli anni Sessanta-Settanta: la comune hippie
È il capitolo che ha reso Matala un nome leggendario. Quello che all'inizio degli anni Sessanta era un piccolo nucleo di artisti francesi divenne, nel decennio successivo, uno degli epicentri della controcultura europea. Il flusso fu alimentato da giovani americani in fuga dalla guerra del Vietnam, in cerca di "posti gratis" dove vivere: e le grotte erano perfette, asciutte, fresche, già arredate dalla geologia. Al culmine la comunità contò oltre duecento persone da tutto il mondo, con punte superiori in piena estate.
Joni Mitchell vi soggiornò all'inizio del 1970, ospite — secondo la leggenda — di un cuoco americano, Cary, divenuto una sorta di "re delle grotte". La canzone Carey nasce da quei giorni e cita il "Mermaid Café", la taverna che allora era il cuore sociale del villaggio: "Come on down to the Mermaid Café and I will buy you a bottle of wine". Attorno a Matala è cresciuta poi un'intera mitologia di passaggi celebri — si parla di Bob Dylan, di Cat Stevens — non tutti documentati con certezza, ma che fanno parte ormai del racconto del luogo.
L'epoca finì sul finire degli anni Settanta, quando le autorità — la giunta militare prima, poi le ragioni di tutela archeologica — ordinarono lo sgombero delle grotte e il divieto di abitarle. La maggior parte dei "cavemen" partì; alcuni si fermarono nel villaggio, dove ancora oggi qualcuno gestisce taverne e camere. La scritta dipinta all'ingresso del paese, "Today is life, tomorrow never comes", è diventata il logo non ufficiale di Matala.
Negli anni 2000 il paese ha rilanciato questa eredità con il Matala Beach Festival, che si tiene dal 2011, di norma a inizio estate (negli ultimi anni a luglio): tre giorni di concerti rock e folk su più palchi, atmosfera retrò e — fatto notevole — ingresso gratuito, una delle rassegne free più grandi d'Europa. In quei giorni il villaggio si riempie e i posti letto si esauriscono: se volete esserci, prenotate con largo anticipo.
La spiaggia di Matala
La spiaggia principale è un arco di sabbia chiara e compatta di qualche centinaio di metri, chiuso e protetto dai due promontori. Il mare è turchese, il fondale digrada dolcemente: è una baia adatta anche alle famiglie con bambini. Ha ricevuto la Bandiera Blu. Una parte è attrezzata con lettini e ombrelloni a noleggio (qualche manciata di euro a coppia di lettini), il resto resta libero per chi porta telo e ombrellone; ci sono docce e servizi. Nel pomeriggio può alzarsi un po' di brezza da nord-ovest, ma la conformazione della baia la ripara dai venti più forti. Da non perdere il tramonto sul Mar Libico, frontale, con le grotte che si accendono di arancio: è l'immagine-cartolina di Matala.
Red Beach, oltre la collina
Dal lato sud del paese parte il sentiero per la Red Beach (Kokkini Ammos), una caletta di sabbia rossiccia incastonata tra falesie color crema. Si raggiunge solo a piedi: il sentiero scavalca la collina a sud di Matala e richiede 25-40 minuti di cammino, con qualche tratto sassoso (servono scarpe chiuse, acqua e cappello). È una spiaggia selvaggia, senza strutture e a vocazione naturista: niente lettini né bar, quindi portate l'occorrente. La fatica è ripagata da un mare cristallino e da un'atmosfera molto più appartata rispetto alla spiaggia del paese.
Le spiagge vicine: Kommos e Kalamaki
Pochi chilometri a nord si apre Kommos, una lunghissima spiaggia di sabbia molto più tranquilla e quasi priva di costruzioni, perché ricade in area archeologica protetta: qui affiorano i resti del porto minoico di Festo, visitabili, e la parte settentrionale (Potamos) è frequentata dai naturisti, eredità diretta degli anni hippie. Accanto, il villaggio di Kalamaki offre una spiaggia organizzata con lettini, qualche taverna e bei tramonti sul Libico: è una buona alternativa "in famiglia" a pochi minuti da Matala. Tutta questa fascia di costa è anche zona di nidificazione delle tartarughe marine Caretta caretta, da rispettare soprattutto la sera.
Cosa vedere intorno: Festo e Gortina
Matala è la base ideale per due dei siti archeologici più importanti di Creta, entrambi nell'entroterra della piana di Messarà.
- Festo (Phaistos), a circa 11 km: il secondo palazzo minoico dell'isola per importanza dopo Cnosso. Il primo palazzo fu costruito intorno al 2000 a.C., distrutto da un terremoto e ricostruito attorno al 1700 a.C., quando Festo divenne la potenza del sud cretese. Qui fu trovato il celebre Disco di Festo, uno dei più antichi e misteriosi esempi di scrittura, oggi conservato al Museo Archeologico di Heraklion. La vista dal palazzo sulla pianura e sui monti dell'Ida è magnifica: mettete in conto una mezza giornata.
- Agia Triada, a breve distanza da Festo: villa reale minoica portata alla luce dagli scavi italiani di inizio Novecento (Federico Halbherr). Più piccola ma molto ben conservata, spesso più quieta del palazzo.
- Gortina (Gortyna), a una ventina di chilometri: capitale romana di Creta (e poi di Creta e Cirenaica), una città vastissima di cui restano la basilica paleocristiana di San Tito e, soprattutto, il Codice di Gortina, le leggi incise su un muro di pietra intorno al 450 a.C. — il più antico codice giuridico d'Europa giunto fino a noi, che regolava matrimonio, eredità, proprietà e pene. È lo stesso luogo dove, secondo il mito, Zeus portò Europa: la storia e la leggenda si chiudono qui.
- Agia Galini, a una trentina di chilometri a ovest: villaggio di pescatori più raccolto, comodo per una gita di mezza giornata lungo la costa sud.
Dove dormire a Matala
Matala è un paese piccolo, e questo va tenuto presente: l'offerta è fatta soprattutto di studios, appartamenti e piccole pensioni a gestione familiare, molti a pochi passi dalla spiaggia, più qualche hotel di categoria media. In bassa e media stagione si trova facilmente posto a prezzi contenuti (camere doppie e studios indicativamente sui 40-80 euro a notte, gli hotel più strutturati qualcosa in più con vista mare); in piena estate, e in particolare durante il festival, i letti si esauriscono in fretta e conviene prenotare con largo anticipo. Se Matala è al completo, valide alternative a pochi minuti sono i villaggi vicini — Pitsidia, Kalamaki, Kommos — da cui si raggiunge comodamente la spiaggia e i siti archeologici. Matala è anche una buona base per esplorare tutto il sud di Creta: in 30-60 minuti si arriva a Festo, Agia Galini e oltre.
Dove mangiare
La vita serale si concentra sui due lungomare paralleli e sulla piazzetta. Le taverne sul mare propongono il classico repertorio cretese — pesce e frutti di mare del giorno, polpo alla griglia, insalata greca, meze da condividere, vino della casa — spesso con i tavoli quasi sull'acqua e il tramonto in faccia. Non mancano locali più "internazionali" e un paio di cocktail bar, eredità diretta dell'anima hippie del posto (il nome Mermaid ricompare qua e là, omaggio alla canzone di Joni Mitchell). I prezzi sono nella media cretese e in buona parte onesti; come sempre, le taverne dove mangiano anche i greci del posto sono le più affidabili. Una cena di pesce con vino si aggira sui 20-30 euro a persona, meno se ci si tiene su meze e piatti di terra.
Come arrivare
Matala non ha aeroporto né stazione ferroviaria: si arriva via terra, e quasi tutti i viaggiatori partono da Heraklion, lo scalo principale dell'isola.
- In auto da Heraklion: circa 70-75 km, attorno a 1h15. Si scende verso sud sulla nazionale fino alla piana di Messarà, poi si prosegue per Mires e infine la strada locale per Matala. È il modo più comodo, perché permette di abbinare Festo e Gortina lungo lo stesso asse stradale. L'auto a noleggio si ritira di norma all'aeroporto di Heraklion.
- In bus KTEL da Heraklion: ci sono poche corse al giorno (in genere due nei giorni feriali, qualcosa in più nei weekend), il biglietto costa circa 8-9 euro e il viaggio dura intorno alle 2-2h30 perché il bus ferma nei paesi. Controllate sempre gli orari aggiornati prima di partire, soprattutto per il ritorno, che ha le ultime corse nel primo pomeriggio.
- Tour organizzati da Heraklion: molte agenzie propongono escursioni in giornata che combinano Festo, Gortina e il bagno a Matala — comode se non si guida.
- Da Chania o Rethymno: si è sul versante opposto dell'isola (indicativamente 2-3 ore di strada), troppo per un andata-e-ritorno in giornata: meglio dormire almeno una notte a Matala. Per orientarsi sulla geografia dell'isola e i collegamenti, vedi le guide di Chania e Heraklion.
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Quando andare
La stagione di Matala va da Pasqua a ottobre: fuori da questa finestra molte strutture e taverne chiudono e il villaggio si svuota. I periodi migliori sono maggio-prima metà di giugno e seconda metà di settembre: clima ideale, mare già o ancora caldo, prezzi più bassi e grotte da visitare senza calca. Luglio e agosto regalano il pieno della vita di paese — e il festival — ma anche caldo forte, affollamento e prezzi al picco. Chi cerca il lato selvaggio (Red Beach, Kommos, i siti archeologici senza folla) farà bene a evitare le ore centrali di agosto.
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